UNITA’ SINDACALE

BARGA

Narcisa Pellegrini (Fim Cisl) lancia un appello all’unità sindacale sul fronte Kme e bacchetta Fiom Cgil

domenica, 9 ottobre 2016, 19:34

Appello all’unità e alla ricomposizione di un unico fronte sindacale da parte di Narcisa Pellegrini di Fim Cisl sulla vicenda Kme:

“All’indomani delle assemblee di KME è sorprendente leggere sulla stampa cittadina di questi giorni dichiarazioni sensazionalistiche che non entrano nel merito del perché siamo arrivati a dover “spaccare il fronte” sindacale.Siamo partiti da una discussione iniziata lo scorso anno e che è durata mesi per arrivare poi ad un accordo sottoscritto il 22 Giugno a Firenze,  condiviso e portato all’attenzione di tutti i lavoratori del gruppo Italia, spiegato nelle varie assemblee di sito e votato dai lavoratori che hanno risposto “si” a maggioranza, consapevoli di votare ogni parte dell’accordo stesso.Oggi, in KME, il vero problema che si è venuto a creare  è nato da tre posizioni ben distinte: chi, come Fiom pregiudizialmente ha detto no, chi come Fim era disponibile a entrare e discutere il merito dell’accordo e chi, come  Uilm non è riuscito a prendere posizione determinando una “maggioranza”, e dopo 4 incontri non si è riusciti ad avviare una trattativa che desse tutela ai lavoratori che dovranno andare in formazione.Oggi, le diverse visioni sindacali sulla gestione dell’accordo hanno portato al confronto in un assemblea infuocata che ha chiesto, a chi è contro e a chi è indeciso, di andare avanti ricordando che l’accordo lo hanno votato i lavoratori ed è dei lavoratori.La costruzione di un clima di maggiore condivisione degli obiettivi dovrebbe essere l’obiettivo da condividere tutti, con rinnovata cultura sindacale e con ogni parte seduta al tavolo, senza nostri  pregiudizi  né imposizioni  di diktat aziendali e tutto ciò si ottiene concludendo accordi condivisi e negoziati, impegnandosi a farli funzionare bene nell’ottica di un modello di relazioni sindacali condiviso. I lavoratori di KME meritano il rispetto di quanto hanno votato.Pensare che la comunicazione dell’azienda sia un’ingerenza  sulle relazioni sindacali è fuorviante, non ci riguarda. Siamo fiduciosi che la ripresa della trattativa possa essere l’occasione di un accordo condiviso ciò in una situazione di forte crisi. Guardare positivamente al futuro significa dar gambe all’intero accordo del 22 Giugno, significa quindi riportare lavoro a Fornaci di Barga.Vogliamo cogliere positivamente la disponibilità a negoziare un accordo che veda accolte le nostre  richieste, vogliamo rispettare la volontà dei lavoratori”

Galleria

DIAMO UN FUTURO A MASSA CARRARA

Questa galleria contiene 4 immagini.

1 Maggio CISL Toscana Nord

Patrizia Pellegatti Segreteria CISL Toscana Nord

Il 25 Novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La Cisl ribadisce l’impegno a tutti i livelli contro un fenomeno ancora tutt’altro che debellato.

Mercoledì 25 novembre ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, voluta dall’ONU al fine di promuovere attività di sensibilizzazione prevenzione e contrasto a tutte le forme di violenza.

Una donna su tre in Italia, subisce violenza soprattutto in casa e sul lavoro. Un fenomeno evidente molto radicato e tutt’altro che debellato.

Un segnale positivo è il maggior numero di denunce, cresciute di oltre 5 punti percentuali, questo significa che il lavoro di sensibilizzazione, formazione e contrasto sta portando i primi risultati e proprio per questo non dobbiamo abbassare la guardia.

Quest’anno, per ribadire e rafforzare questo messaggio di rispetto della vita, la Cisl con tutte le proprie strutture, a tutti i livelli, ribadisce l’impegno contro la violenza sulle donne e simbolicamente nelle proprie iniziative lascerà una sedia vuota, sotto cui giacciono delle scarpe rosse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grande successo per la Cisl Toscana Nord grazie all’impegno delle categorie sui territori di Massa Carrara,Lucca e Pistoia.Si ringrazia la FILCA,FISASCAT presente a Seravezza, la FISTEL a Gorfigliano,FNP presente in tutti i presidi a Castelnuovo e Capannori dove in occasione del Concerto e’ stato allestito un gazebo raccogliendo centinaia di firme a sostegno della nostra iniziativa (www.fisco.cisl.it).Un grazie a tutte le Categorie per la presenza, all’INAS
ai Segretari Pellegatti e Figaia per le iniziative nelle province a Pistoia e Massa Carrara.
Grazie Massimo Bani
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Bani comizio Stiava

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Stiava
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Stiava
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Stiava
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Il Sindaco Menesini e il Presidente Baccelli firmano la proposta di legge popolare della CISL
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Vergamini FNP e FISTEL e Bernicchi segretario FISASCAT
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Giovannetti RSU FISTEL con la futura Delegata
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Cerza Segretario Regionale UST CISL
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Bondielli Segretario FILCA Seravezza
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Bondielli
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Pensioni, dal 2016 si lavorerà 4 mesi in più. Le cose da sapere

Si vive di più e si va in pensione dopo. Il tema è noto ma vedere da vicino, sempre più da vicino, gli effetti di questa norma varata nel 2010 non mancherà di colpire chi oggi guarda alla pensione come obiettivo conclusivo di una carriera lavorativa faticosa. Vediamo cosa cambia a partire dal 1 gennaio 2016

1. Pensioni, 4 mesi di lavoro in più / Le pensioni di vecchiaia: il decreto Sacconi più incisivo della riforma Fornerola circolare dell’Inps e pubblicata in Gazzetta Ufficiale precisa quanto stabilito nel 2010 dal decreto dell’allora ministro del Welfare Maurizio Sacconi, secondo cui l’età del pensionamento sale automaticamente con l’aumento della longevità dei lavoratori. Dal 1 gennaio 2016 l’automaticità entrerà in vigore, cambiando l’agenda professionale ed esistenziale di molti lavoratori.
Si prenda il caso delle lavoratrici dipendenti private iscritte all’assicurazione generale obbligatoria.

Costoro dovranno raggiungere i 65 anni e i 7 mesi di anzianità professionale per accedere alla pensione di vecchiaia. Per i colleghi uomini, a partire dal primo gennaio prossimo l’asticella per il pensionamento sale a 66 anni e 7 mesi.
Da notare che la norma che adegua l’età del pensionamento all’aspettativa di vita innalza il momento in cui i lavoratori lasceranno il lavoro più della riforma Fornero: in quest’ultima le donne potevano accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni nel 2018: in quell’anno con la Sacconi dovranno aspettare i 66 anni e 7 mesi. Di conseguenza la parificazione tra il pensionamento tra uomini e donne è anticipato di due anni.

Pensioni, dal 2016 si lavorerà 4 mesi in più. Le cose da sapere

Si vive di più e si va in pensione dopo. Il tema è noto ma vedere da vicino, sempre più da vicino, gli effetti di questa norma varata nel 2010 non mancherà di colpire chi oggi guarda alla pensione come obiettivo conclusivo di una carriera lavorativa faticosa. Vediamo cosa cambia a partire dal 1 gennaio 2016

1. Pensioni, 4 mesi di lavoro in più / Le pensioni di vecchiaia: il decreto Sacconi più incisivo della riforma Forner0
Quattro mesi in più al lavoro: la circolare dell’Inps e pubblicata in Gazzetta Ufficiale precisa quanto stabilito nel 2010 dal decreto dell’allora ministro del Welfare Maurizio Sacconi, secondo cui l’età del pensionamento sale automaticamente con l’aumento della longevità dei lavoratori. Dal 1 gennaio 2016 l’automaticità entrerà in vigore, cambiando l’agenda professionale ed esistenziale di molti lavoratori.
Si prenda il caso delle lavoratrici dipendenti private iscritte all’assicurazione generale obbligatoria.

Costoro dovranno raggiungere i 65 anni e i 7 mesi di anzianità professionale per accedere alla pensione di vecchiaia. Per i colleghi uomini, a partire dal primo gennaio prossimo l’asticella per il pensionamento sale a 66 anni e 7 mesi.
Da notare che la norma che adegua l’età del pensionamento all’aspettativa di vita innalza il momento in cui i lavoratori lasceranno il lavoro più della riforma Fornero: in quest’ultima le donne potevano accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni nel 2018: in quell’anno con la Sacconi dovranno aspettare i 66 anni e 7 mesi. Di conseguenza la parificazione tra il pensionamento tra uomini e donne è anticipato di due anni.

ADDIO AI FURBETTI DELLA “104”

L’ABUSO DEL PERMESSO “104″, PER ASSISTENZA DEI CONGIUNTI, GIUSTIFICA IL LICENZIAMENTO

La natura illecita dell’abuso del diritto a fruire dei permessi per l’assistenza dei congiunti, di cui all’art. 33, L. 104/1992, e il ragionevole sospetto che il lavoratore ne abbia abusato, legittimano il ricorso al controllo occulto c.d. “difensivo” ad opera del datore di lavoro. L’uso improprio del permesso per l’assistenza dei congiunti giustifica il licenziamento per giusta causa in quanto compromette irrimediabilmente il vincolo fiduciario indispensabile per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Un datore di lavoro si avvale di un’agenzia investigativa per “pedinare” un proprio dipendente, sospettato di utilizzare i permessi ottenuti per l’assistenza ai congiunti ai sensi dell’art 33 della L. 104/1992 al fine di recarsi in vacanza. Scoperto l’illegittimo uso del permesso, il datore licenzia il dipendente per giusta causa.

Il dipendente impugna il licenziamento contestando, in giudizio, la liceità del controllo operato dal datore e la conseguente utilizzabilità delle risultanze probatorie derivanti dall’attività investigativa. In particolare, secondo il lavoratore gli artt. 2 e 3 dello Statuto dei lavoratori legittimerebbero, in presenza di un ragionevole sospetto, solo i controlli c.d. “difensivi” ovvero finalizzati ad accertare gli illeciti perpetrati a danno del patrimonio aziendale. In nessun caso, invece, il controllo potrebbe avere ad oggetto l’attività lavorativa intesa quale adempimento dell’obbligazione di fornire la propria prestazione lavorativa cui, a dire del lavoratore, sarebbero riconducibili i controlli effettuati dal datore di lavoro nel caso in esame.

Il Tribunale in primo grado accoglie il ricorso del lavoratore mentre la Corte D’Appello riforma la sentenza, argomentando che l’abuso del diritto di cui all’art. 33 L. 104/92 costituisce condotta illecita, tanto nei confronti dell’Inps, che eroga la corrispondente indennità, quanto nei confronti del datore di lavoro, il quale dall’abuso subisce comunque un danno, sia in termini economici dovendo, comunque, accantonare anche per i giorni di assenza il TFR, che organizzativi, dovendo far fronte all’assenza del lavoratore. La Corte d’Appello ritiene, inoltre, che nel caso di specie sussista anche il secondo requisito per accedere ai controlli difensivi ovvero il ragionevole sospetto del comportamento illecito (difatti due colleghi avevano in sede testimoniale dichiarato di aver sentito il lavoratore mentre raccontava di essere stato in vacanza in giorni in cui lo sapevano in permesso). Ad avviso del giudice di secondo grado, dalla liceità dell’accertamento difensivo consegue l’utilizzabilità in giudizio degli esiti dello stesso e, in definitiva, la legittimità del licenziamento per giusta causa.

La decisione è confermata dalla Corte di Cassazione (sentenza del 8 gennaio 2014, depositata in data 4 marzo 2014, n. 4984), la quale ribadisce la legittimità del controllo esercitato dal datore di lavoro attraverso l’impiego dell’agenzia investigativa e l’utilizzabilità delle relative prove. Il giudice di legittimità, ritenendo la natura illecita dell’abuso del diritto a beneficiare dei permessi per l’assistenza dei congiunti, esclude che il controllo esercitato dal datore di lavoro possa, nel caso di specie, considerarsi teso ad accertare l’adempimento della prestazione lavorativa, in quanto effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa.

L’utilizzo da parte del dipendente di permessi con finalità assistenziale per scopi diversi, secondo la Suprema Corte costituisce poi comportamento idoneo a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario, con conseguente legittimità del licenziamento per giusta causa, condividendo sul punto la decisione del Giudice d’Appello, adeguatamente motivata anche in relazione ai generali principi della “coscienza generale”. Su quest’ultimo punto, la Corte ha cura di ricordare come l’art. 2119 sia una norma c.d. elastica, tale per cui la giusta causa rappresenta un “modello generico”, capace di adeguarsi a una realtà mutevole nel tempo e che necessita quindi di essere specificato in sede interpretativa.