Una vera riforma fiscale per cambiare il paese

Fisco, al via la Campagna per la raccolta firme
Furlan: “Una vera riforma fiscale
per cambiare il paese”

“Chiediamo ai cittadini una forte alleanza perché ci vuole un grande patto sociale che metta al centro sviluppo e crescita” ha sottolineato il Segretario Generale della Cisl a Torino per il lancio della Campagna sulla raccolta firme “per un fisco piu’ equo e giusto”. E’ poi intervenuta a tutto campo sui temi caldi di questi giorni, non ultima la questione scuola  su cui il Governo si avvia a presentare in Consiglio dei Ministri il ddl che tradurrà in via legislativa le linee guida de ‘La Buona Scuola’.

Torino, 12 marzo 2015- “Per cambiare il Paese serve una vera riforma fiscale a partire dall’introduzione di un bonus di 1000 euro annui per tutti coloro, compresi i pensionati, che hanno un reddito lordo sotto i 40mila euro”. Così il il segretario generale della Cisl , Annamaria Furlan oggi a Torino per il lancio della Campagna Cisl sulla raccolta firme ‘per un fisco piu’ equo e giusto’.

“Dato che il Governo ha ritenuto di non confrontarsi con il sindacato su un tema così importante- ha sottolineato Furlan – chiediamo ai cittadini una forte alleanza perché ci vuole un grande patto sociale che metta al centro sviluppo e crescita. Il fisco – ricorda la leader della Cisl – è una leva straordinaria non solo per creare un po’ di equità, ma anche per rilanciare i consumi e dare lavoro alle imprese”.

Tra le proposte della Cisl oltre al bonus fiscale di 1000 euro “per allargare il lavoro in parte avviato con gli 80 euro del Governo ampliando la platea”, un’imposta “sulla grande ricchezza netta”, la lotta all’evasione fiscale “adottando strumenti di contrasto di interesse a partire dai servizi” ed “un deciso taglio agli sprechi”. Un progetto per cui servirebbero 33-34 mld. “Dieci sono già in finanziaria – spiega il Segretario generale della Cisl- il resto si recupera con una lotta vera all’evasione, allargando i settori in cui utilizzare il contrasto di interessi e attraverso una piccola tassa sulla ricchezza, uno dei provvedimenti contenuti nel nostro progetto di legge”. E conclude: “non sarebbe male se si facesse quella spending review di cui si è tanto parlato ma fatto poco”.

La leader della Cisl è poi intervenuta a tutto campo sui temi caldi del momento, non ultimo il nodo scuola su cui il Governo si avvia a presentare in Consiglio dei Ministri il ddl che tradurrà in via legislativa le linee guida de ‘La Buona Scuola’.

“La scuola è una parte troppo importante del sistema Paese per pensare che possa essere riformata tenendo fuori dalla porta le parti sociali” ha detto Furlan. “Il governo sbaglia se pensa questo, non solo per la scuola, anche per tutta la Pubblica Amministrazione. Serve, invece, un confronto vero che consenta di arrivare alla soluzione migliore. Non è una cosa da affrontare in modo approssimativo e poi da mettere on line con un tweet” sottolinea ancora. “Sui precari abbiamo assistito a un balletto ingiustificabile sul numero delle assunzioni e poi sugli strumenti, un decreto, poi un disegno di legge: non si gioca e non si scherza sul lavoro delle persone. Noi abbiamo un grande problema di precariato in generale nel nostro paese e in particolare nella pubblica amministrazione. Il governo faccia quindi cose serie anche perchè settembre non è lontano”.

Quanto alla riforma della Pubblica amministrazione “mi sembra che il governo punti a velocizzarla ed è importante ma non basta, – ha osservato – abbiamo bisogno non solo di velocizzare i tempi di erogazione dei servizi , ma di risposte positive ai diritti di cittadinanza, alla qualità dei servizi che si danno ai cittadini e alle imprese. Il governo apra al confronto con i sindacati anche per i contratti” ribadisce ricordando come 6i anni di assenza abbiano penalizzato i lavoratori del pubblico “in modo davvero drammatico. Lo Stato sia il primo a rispettare la contrattazione aprendo il tavolo contrattuale”.

In tema di Jobs Act la leader della Cisl ha ribadito il suo no all’ipotesi di ridurre il reintegro ad un benefit aziendale. “L’ex articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è un optional, non può rientrare nella categoria dei benefit concessi dall’azienda al singolo lavoratore” ha sottolineato precisando che “spetterà alla contrattazione collettiva tentare di recuperare i contenuti fondamentali della legge che consentiva il reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Fortunatamente in questo paese c’è una contrattazione forte e quindi attraverso la contrattazione tenteremo di recuperare gli errori fatti dal governo” ha detto anche in riferimento ai licenziamenti collettivi, dove il governo osserva “ha preso una brutta storta. E’ stato un errore grave e un provvedimento assolutamente inutile che creerà esclusivamente tensioni dentro e fuori la fabbrica. Faremo di tutto affinchè il buon senso delle parti sociali si dimostri più forte dello scarso buon senso che dimostra a volte la politica riuscendo a rimediare a questo sbaglio”.

Per Furlan inoltre la strada del referendum sul Jobs act ipotizzata dalla Fiom non è al momento materia di discussione : “Siamo abituati a valutare le cose quando le abbiamo davanti e il percorso del confronto è terminato. Il jobs act vede la realizzazione di due decreti, ma ce ne sono ancora altri altrettanto importanti, sugli ammortizzatori sociali e sulle politiche attive del lavoro. Credo che il ruolo del sindacato sia quello della contrattazione, quindi prima terminiamo il confronto poi daremo il nostro giudizio complessivo”.

Il reddito di cittadinanza? Non siamo contrari” ha detto “ma il reddito più sicuro ed efficace perché ogni cittadino possa avere una vita dignitosa è creare reddito da lavoro. Oggi molto si discute di lavoro per quanto riguarda le regole mentre passa del tutto inosservato il fatto che non ci sia una strategia industriale che punti a rilanciare sviluppo e crescita. La politica parla e litiga su altro invece di confrontarsi su una politica industriale che permetta al Paese di puntare sulla ripresa”. E tale proposito Furlan, interviene infine sull’azione della Bce che ha immesso liquidità nel sistema europeo con il Quantitative Easing che ha spinto lo spread ai minimi: “Il presidente della Bce Mario Draghi è più lungimirante dei nostri politici” ha sottolineato lamentando appunto la mancanza nel nostro paese di una seria politica industriale. “Se avessimo una politica industriale degna di questo nome – ha detto Furlan – potremmo puntare alla crescita e alla ripresa, ma bisogna fare scelte coerenti. Ma vedo il governo che agisce in splendida solitudine e a pezzetti, mentre tutto il resto silente e distratto. Serve una politica industriale seria, soprattutto oggi, ha osservato, che ci sono almeno due condizioni favorevoli, il prezzo del petrolio e , appunto l’azione della Bce che ha portato lo spread ai minimi. In questo è più lungimirante la Banca europea, il suo presidente Mario Draghi, rispetto ai politici nostrani ed europei in generale” ha concluso.

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